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Il progetto vuole andare oltre l’accezione classica di ponte quale “….manufatto che serve per assicurare la continuità del corpo stradale…” proponendone un più ampio utilizzo teso a garantire continuità anche a livello sociale e urbanistico; si realizza un “nuovo pezzo di città” e non semplicemente una nuova infrastruttura. È un approccio progettuale di ampio respiro, conscio del ruolo di motore di rigenerazione urbana che la nuova opera riveste, non solo per l’area d’intervento, ma per l’intero territorio. I due ambiti che il nuovo ponte collega sono profondamente diversi tra loro: il primo, via Dante, fortemente urbanizzato mentre il secondo, le pendici del Caprazoppa, pressoché disabitato, ma con una grande valenza dal punto di vista naturalistico. Potrebbe quindi sembrare quantomeno azzardato proporre una connessione che non sia semplicemente funzionale, ma è proprio in questi due aspetti, apparentemente antitetici, che si definisce l’identità stessa della città di Finale Ligure. Il filo che collega questi due “mondi” è infatti da ricercare in una delle caratteristiche principali dell’offerta turistica locale: la pratica di attività outdoor per cui il finalese è noto a livello internazionale.

Il nuovo ponte diventa quindi l’esplicitazione “fisica” di questo forte legame tra città e territorio e, in quanto tale, è pensato per “comunicare” questa sua valenza su più livelli, in linea con l’approccio progettuale scelto:

Queste caratteristiche tendono, anche qui, a ribadire la scelta di creare un piccolo “pezzo di città”, uno spazio di aggregazione e non un semplice luogo di passaggio. Il ponte diventa punto di ritrovo e momento informativo per l’utenza, prima di usufruire degli innumerevoli percorsi turistici finalesi.